15 Dic L’impatto psicologico della malattia COVID-19 sul paziente guarito.
Sappiamo ancora poco sull’impatto psicologico del COVID-19 sui pazienti guariti. Ciò che conosciamo è che moltissimi pazienti continuano a lamentare sintomi a distanza di settimane o mesi dalla malattia acuta e spesso sono stati trattati per questo alla stregua di pazienti ansiosi, ipocondriaci o emotivamente instabili. Tuttavia negli ultimi mesi sono apparsi studi che mostrano con evidenza che molti dei sintomi che caratterizzano la malattia severa tendono a permanere per molto tempo dopo la fase acuta. Uno studio importante, peraltro italiano, ha mostrato che a distanza di 60 gg dalla dimissione per COVID che solo il 12,6% degli ex-pazienti era libero da sintomi, mentre circa un terzo ne mostrava ancora uno o due e addirittura oltre la metà (55%) ne aveva ancora tre o più. I sintomi più persistenti erano nell’ordine la spossatezza severa (53%), la dispnea (43%) e i dolori articolari 27%). Un altro studio ha inoltre chiarito che oltre ai sintomi persistenti sopracitati i pazienti guariti presentavano sindrome post traumatica da stress (30%, ansia manifesta (11%) e depressione (4,5%). Data la gravità e la persistenza dei sintomi severi della malattia insieme all’impatto di un’ospedalizzazione da urgenza e delle manovre terapeutiche (ventilazione forzata, mobilizzazione passiva e terapie sperimentali) è naturale attendersi nei pazienti guariti l’insorgenza di disturbi emotivi secondari come i disturbi d’ansia reattivi e quelli depressivi. E’ importante intercettare precocemente l’insorgenza di tali disturbi per non consentirne la cronicizzazione e diminuirne l’impatto sulla qualità della vita dei pazienti.