28 Dic Il COVID-19 mette a repentaglio la salute mentale degli operatori sanitari
Gli operatori sanitari impegnati in tutto il mondo contro COVID-19 stanno sperimentando fattori di stress simili. Fin dall’inizio della pandemia era stato documentato un incremento significativo dei disturbi psichici sia nella popolazione generale che nei professionisti della salute. Già prima di COVID-19 i medici erano a rischio più alto di burnout, depressione e suicidio rispetto ad altri professionisti, ma la pandemia ha alimentato maggiormente gli alti livelli di stress già presenti tra gli operatori sanitari e continua a mantenerli elevati nonostante gli scenari si siano modificati negli ultimi mesi. Se durante la prima ondata la prevalenza del disagio psichico degli operatori sanitari era correlata alla frustrazione e alla paura per la mancanza di adeguati dispositivi di protezione individuale, per gli esiti drammatici dell’infezione sui pazienti e dall’isolamento sociale date dalle misure di distanziamento, ora è la prolungata domanda di richieste di salute non soddisfatte e sono i carichi di lavoro usuranti per garantire lo svolgimento della campagna vaccinale a rappresentare i veri stressor degli operatori. Il Center for Disease Control and Prevention ha pubblicato recentemente un report sulle condizioni di salute mentale di una coorte di oltre 26.000 operatori sanitari pubblici, tra medici e infermieri, che ha rilevato come più della metà di questi (53%) riferiva di aver avuto almeno un sintomo psichico nelle due settimane precedenti l’intervista. In particolare, si riscontrava depressione (32,0%), ansia (30,3%), disturbo da stress post-traumatico (36,8%) o ideazione suicidaria (8,4%). Questi dati danno la misura di come la pandemia stia agendo anche come fattore di rischio aggiuntivo per la salute mentale del personale sanitario e suggerisca quanto sia necessario agire su più fronti per una loro tutela. Nelle strutture ospedaliere dedicate al COVID-19 una maggiore presenza degli specialisti della salute mentale, soprattutto se esperti nella psicologia delle emergenze, potrebbero consentire di migliorare le capacità di resilienza degli operatori, intervenire nell’ottimizzazione dei turni di lavoro e nell’intercettare il disagio del singolo lavoratore prima che questo esordisca in un disturbo meritevole di attenzione clinica e previdenziale.